di Vincenzo M. Sbrescia (Dottorando di ricerca
presso l'Università degli studi di Roma "La Sapienza", Praticante
presso il Servizio Affari giuridici e comunitari dell'Autorità per
le garanzie nelle comunicazioni)
La presentazione del disegno di legge
istitutivo dell'Autorità di controllo sui conflitti di interesse
e la proposta della Funzione Pubblica di ridurre il numero delle Authorities
vigenti nel nostro Paese ha riaperto il dibattito politico, istituzionale
ed accademico sul ruolo e sui risultati conseguiti dai vari organismi
di garanzia nei diversi settori d'intervento, oltre che sulla natura
giuridica e sui poteri normativi e paragiurisdizionali delle Autorità
amministrative indipendenti italiane.
Negli ultimi anni, infatti, si è registrato
il frequente ricorso da parte del legislatore a questi innovativi
organismi istituzionali, che ha dato vita ad un'autentica proliferazione
delle Autorità di garanzia. Tale fenomeno ha indotto il Ministro della
Funzione Pubblica a riconsiderare complessivamente il sistema delle
Autorità, verificando la possibilità di ricondurre ai relativi Dicasteri
molte competenze attualmente assegnate alle Authorities.
Le Autorità amministrative indipendenti
hanno svolto finora un ruolo incisivo e penetrante in numerosi ambiti
della vita economica, politica e sociale, intervenendo nei settori
dell'informazione, della concorrenza, della borsa, dei fondi pensione,
delle assicurazioni, della privacy, dell'energia elettrica
e delle telecomunicazioni.
Le Authorities non sono inquadrate
in una struttura gerarchico-funzionale ed agiscono, quindi, in assenza
di subordinazione gerarchica e nel rispetto del principio di efficienza,
operando secondo criteri tecnici e non politici. Tali organismi hanno
rivestito, spesso, un ruolo di supplenza istituzionale nei confronti
del potere esecutivo, in mancanza di specifiche competenze tecniche,
necessarie ad affrontare questioni di particolare complessità relative
a settori economici, sociali e politici.
Esse trovano la loro genesi soprattutto
nell'inefficienza della tradizionale organizzazione dello Stato, ma
anche nella necessità di far fronte a nuove e mutevoli esigenze con
la rapidità con cui solo degli organismi snelli, autonomi e rapidi
nelle loro decisioni possono provvedere.
Le Autorità amministrative indipendenti
trovano nell'esperienza nordamericana delle Independent Regulatory
Commissions del 1887 il loro più antico precedente.
Successivamente l'istituto è stato
importato in Europa negli anni '70 e le prime Authorities (nell'accezione
americana) le troviamo in Inghilterra, inizialmente con il compito
di vigilare sul settore della concorrenza e dell'informazione e poi
con nuovi e multiformi compiti di regolazione e controllo sui processi
di privatizzazione e sul buon andamento dei pubblici servizi.
Dopo l'Inghilterra le Authorities
si sono diffuse in Francia sotto varie forme con il preciso, identico
scopo di difendere il cittadino contro i poteri forti nei diversi
settori della vita economica.
Negli U.S.A. le Autorità indipendenti
tendono, innanzitutto, a contrastare le concentrazioni di potere
economico attraverso una rigorosa politica antitrust, mentre
in Europa il successo di questo modello istituzionale è legato ad
esigenze sempre più avvertite a livello sociale ed economico di una
più marcata "deregulation", realizzata, per lo più, attraverso
robusti processi di privatizzazione e liberalizzazione avviati anche
in seguito alle direttive comunitarie.
Un'acuta analisi storica e giuridica,
nonché della genesi, dell'impetuoso sviluppo e affermazione delle
Authorities è contenuta nel prezioso volume curato da Silvano
Labriola, e pubblicato dalla Giuffrè con il titolo "Le Autorità
indipendenti. Da fattori evolutivi
ad elementi della transizione nel diritto pubblico italiano", edito
dalla Giuffrè, che contiene interessantissimi saggi dello stesso S.
Labriola (note preliminari), di L. Arcidiacono (Governo,
autorità indipendenti e pubblica amministrazione),di E. De Marco
(Le funzioni delle autorità indipendenti), di P. Bilancia (Attività
normativa delle Autorità indipendenti e sistema delle fonti),
di F. Giuffrè (Declino del Parlamento legislatore e crescita del
potere di inchiesta: la soluzione al problemadelle autorità indipendenti?),
di S. Niccolai (Le Autorità indipendenti nel progetto di revisione
costituzionale) e di S. Cattaneo ("Agencies" e "Regulation"
nel Regno Unito ).
Nel
volume, attraverso un approfondito esame dell'istituto, vengono analizzate
le origini storiche e l'evoluzione del modello istituzionale, inquadrato
all'interno dell'assetto organizzativo dello Stato.
Nell'interessante opera sono attentamente
considerati i poteri di questi originali e multiformi organismi definiti
dalla dottrina Autorità amministrative indipendenti, ma sono altresì
esaminati i caratteri fisionomici e le peculiarità organizzative che
rendono questo modello istituzionale come uno dei più moderni ed
efficienti strumenti di governo di interi settori dell'economia.
Il testo si divide in sette capitoli
curati da altrettanti autori in cui sono passati in rassegna le funzioni,
i compiti, i poteri (normativi, amministrativi e paragiurisdizionali)
delle Autorità e le diverse particolarità che rendono indipendenti
ed imparziali tali strutture rispetto agli altri organi dello Stato
e rispetto ad ogni altra forma di potere economico, sociale ed istituzionale.
Il volume si apre con un interessante
saggio introduttivo del Prof. Labriola su "Le Autorità indipendenti
(note preliminari)"nel quale viene, tra l'altro, esaminata la
questione, da più parti sollevata nel corso della XIII Legislatura,
della c.d. proliferazione delle Autorità di garanzia .
Secondo l'autore il ricorso sempre
più frequente a questi istituti, "sembra celare una vera e propria
linea di politica istituzionale" che ha una forte incidenza sul complessivo
sistema pubblicistico italiano e si inserisce, in modo prepotente,
nella lunga transizione istituzionale che il nostro Paese sta attraversando
da quasi un decennio.
Labriola, inoltre, sottolinea la difficoltà
di dare una sistemazione univoca della fattispecie delle Autorità
indipendenti nell'ordinamento giuridico e osserva che tale modello
istituzionale si configura in forme e modi che presentano due caratteri
contraddittori che rendono assai arduo, il tentativo di riportarle
ad unità di principi nel nostro diritto.
Infatti, già la stessa denominazione
di "Autorità indipendenti" è incerta perché corrisponde ad una istituzione
posta al di fuori della tradizionale tripartizione dei poteri dello
Stato ed, inoltre, l'aggiunta dell'espressione "amministrativa" viene
interpretata come espressione del potere esecutivo ma in una forma
residuale più che come una qualificazione certa; per altri è considerata
una figura nuova dell'organizzazione amministrativa, per altri ancora
un nuovo modo di essere della p.a. destinata ad abbondare i vecchi
schemi
Il primo carattere è la scarsa uniformità
della disciplina legislativa delle diverse Autorità. Esse, dunque,
non farebbero parte di un organico disegno di politica legislativa,
essendo sorte in maniera episodica per soddisfare esigenze via via
presentatisi per meglio disciplinare e regolare settori particolarmente
delicati della vita economica, sociale e politica, come il mercato
borsistico, le assicurazioni, la concorrenza, l'energia elettrica
e le telecomunicazioni, l'informazione e la privacy.
Vi sono stati apprezzabili tentativi
di enucleare principi comuni (Corte cost. 1995/483) ma le ricostruzioni
attingono ai principi enucleati da altri ordinamenti in cui tali organismi
di garanzia operano da più lungo tempo.
Il secondo carattere è rappresentato
dalla proliferazione delle Autorità indipendenti anche a livello regionale
come nel caso delle ARPA, Autorità regionali per la protezione ambientale
o nel caso dei neo istituiti (o istituendi) Comitati regionali per
le comunicazioni, che esercitano, in ambito regionale, numerose funzioni
delegate dall'Autorità per le garanzie per le comunicazioni ai sensi
della Legge Maccanico n. 249 del 1997, in quanto organi periferici
dell'AGCOM. Ma, da ultimo, si è assistito anche alla nascita di Autorità
indipendenti a carattere comunale, come nel caso dell'Autorità di
rilevazione e controllo dei servizi locali del Comune di Roma, che
induce a ritenere che si stia perseguendo una precisa "linea di politica
istituzionale" .
L'autore, pur ipotizzando il difficile
tentativo di ricondurre ad unità di principi la complessa disciplina
giuridica delle Autorità, ne evidenzia la tendenza ad espandersi e
le relative conseguenze di natura istituzionale prodotte.
Infatti, tale proliferazione degli
organismi di garanzia sta assumendo un rilievo sempre maggiore e ciò
investe sia i principi della disciplina della forma di governo, sia
il regime dei pubblici poteri, specie in una fase come quella che
sta attraversando il nostro Paese di autentica "transizione costituzionale",
posto che l'istituto dell'Authority, proprio per il suo carattere
di indipendenza si colloca in una posizione del tutto innovativa rispetto
al tradizionale assetto dei pubblici poteri e non è inquadrabile automaticamente
in uno dei tre poteri dello Stato.
Labriola afferma che proprio per il
modo con cui stanno sorgendo questi istituti, la fase di transizione
costituzionale potrà avere riflessi assai più rilevanti di quanto
possa apparire nell'ordinamento giuridico. In questo senso la contemporaneità
del moltiplicarsi delle Authorities e della transizione costituzionale
non è casuale.
L'espansione
di queste nuove forme organizzative istituzionali è agevolata proprio
dalla lunga ed incerta fase evolutiva in cui un ordinamento appare,
superato solo parzialmente mentre non si è ancora consolidata una
nuova, più efficiente ed armonica architettura costituzionale.
Alcuni osservatori, poi, "si concentrano
sul rapporto fra la fattispecie innovativa e il dettato costituzionale"
e tentano di elaborare principi di compatibilità trascurando le autonomie.
Appare, invece, più logico, valutare
il fenomeno come rivelatore di un processo di trasformazione di rilevanti
principi del nostro ordinamento nell'ambito di una più ampia fase
di riforme (non necessariamente costituzionali) all'assetto ordinamentale
del Paese. Inoltre, afferma Labriola che il tentativo di disegnare
una categoria unitaria di Autorità indipendenti può avere successo
se si ammette che possano esservi deroghe che non alterano il quadro
generale.
Oltre all'ampio ed articolato saggio
di apertura curato dal Prof. Silvano Labriola vi sono gli interventi
di illustri studiosi del fenomeno delle Autorità indipendenti.
Il Prof. Luigi Arcidiacono, nel suo
saggio, dedicato ai rapporti tra "Governo, Autorità indipendenti
e pubblica amministrazione" ha, tra l'altro, preso in esame il
"tumultuoso contesto" in cui si è sviluppato il fenomeno delle Authoriies,
il problema delle forme di responsabilità dei titolari di posizioni
di vertice nelle Autorità indipendenti (che assume una valenza particolare
dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione sulla responsabilità
del Presidente, dei Commissari e di alcuni dirigenti della Consob)
e il "ricorso alle nomine fiduciarie senza revoca", dal quale si ricaverebbe
la elusione di qualsiasi responsabilità a carico dei titolari di funzioni
di vertice nelle Autorità di garanzia.
Nel suo saggio Luigi Arcidiacono
esamina il rapporto tra le Authorities e il Governo e tra le
Authorities e la P.A. e si chiede se tali figure possono essere
considerate "costole" del Governo o della P.A.,"costituendo esse esaltazione
del principio costituzionale di imparzialità dell'organizzazione amministrativa".
L'autore tralascia la ricerca dei connotati che legano sul piano legislativo
le diverse Autorità, tuttavia tenta un approccio al problema del rapporto
tra il ruolo dell'Esecutivo e i principi costituzionali sull'organizzazione
della P.A..
Arcidiacono fa anche riferimento al
progetto di riforma costituzionale predisposto dalla Bicamerale che,
pur affrontando la questione della costituzionalizzazione delle Autorità
di garanzia all'art. 109 del progetto, non conteneva un'efficace risposta
all'esigenza di collocare le Authorities nel giusto spazio
costituzionale. Infatti, l'art.109 del progetto di riforma appena
citato fa riferimento specifico alla "funzione di garanzia" che connota
queste istituzioni, ma l'autore osserva che tale funzione non è esclusiva
della Autorità indipendenti in quanto può essere riferita a qualsiasi
pubblica Autorità.
Lo stesso discorso vale per il termine
"vigilanza" ugualmente non idoneo a connotare le Autorità amministrative
indipendenti.
Resta, dunque, aperto "l'interrogativo
sulla natura politica o amministrativa delle attività alle quali sono
chiamate le Autorità indipendenti finora conosciute, ribadendo l'esigenza
di chiarire il loro rapporto col Governo e con la p.a.".
Infatti,
occorre sempre tener presente che le Autorità sono il risultato della
crisi della pubblica amministrazione oltre che della crisi della classe
politica, manifestatasi con tangentopoli che ha visto la magistratura
svolgere in maniera incisiva un ruolo nuovo quasi politico, che sostituendosi
alla classe dirigente politico-amministrativa ha messo spesso in ombra
la p.a., la cui riforma, seppur tardiva ed incompleta, persegue la
duplice strategia di trasformazione del rapporto di pubblico impiego
e la sottrazione di ampi settori alla burocrazia.
In questo contesto segnato dalla crisi
dei pubblici poteri, sono nate le varie Auhorities che "prendono
avvio da angolazioni distinte e che rischiano la incomunicabilità
tra i diversi percorsi di analisi, ognuno alla ricerca di qualcosa
che pure sta alla base di un mutamento ma la cui definizione il legislatore
non riesce ad esprimere appieno".
Arcidiacono, poi, dopo aver accennato
al ricorrente richiamo a legislazioni straniere per giustificare il
fenomeno che ha portato all'istituzione e alla proliferazione delle
Authorities si sofferma sull'attenta analisi di altri importanti
aspetti caratterizzanti il modello delle Autorità di garanzia tra
cui il supposto deficit di democraticità che è considerato da alcuni
come un limite che impedisce la piena legittimazione degli organismi
indipendenti.
Interessante, poi, il saggio del Prof.
Eugenio De Marco che ha analizzato le funzioni delle Autorità indipendenti,
considerate sul piano normativo, sul piano amministrativo e su quello
paragiurisdizionale, soffermandosi sui rischi di politicizzazione
delle Autorità indipendenti.
L'autore esamina i fattori che hanno
determinato l'introduzione dell'istituto nel nostro ordinamento e
il suo moltiplicarsi in forme diverse e descrive la situazione di
crisi del tradizionale modello di Welfare State e della pubblica
amministrazione, con la politicizzazione delle strutture amministrative
e la sfiducia dei cittadini; ed ancora i processi di privatizzazione
(processi non ispirati alle vecchie politiche liberiste) con un diverso
tipo di "presenza pubblica", volta ad "assicurare una regolamentazione
di stampo neutrale e garantistico nei settori in cui è venuto meno
l'intervento diretto dello Stato".
Dopo aver accennato ai precedenti
storici dell'istituto e cioè alle Executive Agencies (USA)
all'Ombudsman (Svezia) e ai Quangos (Inghilterra) oltre
che alle esperienze francesi e spagnole, l'autore esamina i caratteri
dell'attività delle Autorità indipendenti, distinguendo tra attività
di tipo normativo, attività di tipo amministrativo e attività paragiurisdizionali.
La Prof.ssa Paola Bilancia ha, invece,
analizzato l'attività normativa delle Authorities e il sistema
delle fonti. Secondo l'illustre studiosa alla pletorica legislazione
statale viene contrapposta la "moltiplicazione delle fonti di regolazione"
che se da una parte rischia di portare a fenomeni di sovrapposizione,
dall'altra "è caratterizzata da una estrema specializzazione della
normativa, frutto di una mediazione non politica, ma di una mediazione
di interessi organizzati e che necessita di una sicura competenza
tecnica nella fase elaborativi ed interpretativa".
Nell'ampio saggio l'autrice dedica
particolare attenzione ad una fonte normativa atipica ossia il codice
di autodisciplina elaborato sotto la sorveglianza del Garante per
la tutela dei dati personali e il codice di deontologia dei giornalisti.
In particolare a parere della Prof.ssa Bilancia il codice di autodisciplina
presenta caratteri di forte originalità, infatti, in questo caso l'Autorità
indipendente assume un ruolo sostanzialmente normativo.
Sul problema della responsabilità
delle Autorità indipendenti è intervenuto il Prof. Felice Giuffrè
che ha esaminato, tra l'altro, la delega in bianco della funzione
normativa alle Autorità indipendenti.
L'autore, dopo aver accennato con
lucida sintesi, alla burocratizzazione dei procedimenti decisionali
quale filo che lega le varie autorità titolari della "delega in bianco",
e "alla razionalità autonoma del sapere specialistico" si sofferma
sul problema della partecipazione politica che deve essere riannodata
alle formule istituzionali che si prestano a garantire il libero
accesso all'informazione anche in relazione ai c. d. saperi specializzati
il che porta ad affermare che "i processi di legittimazione del
potere si incentrano sempre meno sulle procedure elettorali".
Il saggio si conclude con un approfondito
ed originale studio della "responsabilità politica" come genere rispetto
alla specie responsabilità diffusa, dell'inchiesta parlamentare nella
Costituzione italiana.
Mentre la Prof.ssa Silvia Niccolai
ha dedicato un saggio al progetto di revisione dell'ordinamento costituzionale
predisposto dalla Commissione bicamerale presieduta dall'On. Massimo
D'Alema, (sulla cui attività assume un particolare interesse il volume
curato da Vincenzo Atripaldi e Raffaele Bifulco su "La Commissione
parlamentare per le riforme costituzionali della XIII Legislatura",
edito da Giappichelli), che aveva, vanamente, tentato di
costituzionalizzare l'istituto delle Autorità indipendenti.
Il progetto approvato dalla Bicamerale
attribuiva, all'art.109, il rango costituzionale alle Autorità indipendenti
inserendolo nel titolo V dedicato alle <<Pubbliche amministrazioni,
autorità di garanzia ed organi ausiliari>>. L'art.109 del progetto
di revisione prevedeva che "per l'esercizio di funzioni di garanzia
o di vigilanza in materia di diritti e libertà garantiti dalla Costituzione
la Legge può istituire Autorità". Inoltre, si legge nel testo al secondo
comma "il Senato della Repubblica elegge a maggioranza dei tre quinti
dei suoi componenti i titolari delle Autorità di garanzia e di vigilanza.
La Legge ne stabilisce la durata del mandato, i requisiti di eleggibilità
e le condizioni di indipendenza". Le Autorità riferiscono alle Camere
sui risultati dell'attività svolta".
In vero la formulazione di tale articolo
non era impresa facile perché bisognava compiere un bilanciamento
degli interessi in gioco, contemperando varie e configgenti esigenze.
Secondo la Prof.ssa Niccolai "in primo
luogo si trattava di disciplinare in Costituzioni figure, le autorità
indipendenti, maturate ormai nell'ordinamento, ma che sono oggetto
di interpretazioni omogenee; in secondo luogo, si voleva evitare di
incidere in modo conformativo sulle autorità vigenti e cioè si voleva
evitare di adottare disposizioni dalle quali potesse derivare l'incostituzionalità
di autorità già istituite; in terzo luogo, e ad ogni buon conto, si
doveva scrivere una disposizione che in qualche modo convivesse con
la prima parte della Costituzione, stante il limite di oggetto che,
com'è noto, la Legge cost. n.1 del 1997 imponeva ai lavori della Commissione".
Di particolare rilievo, poi, il contributo
del Prof. Salvatore Cattaneo, che, nell'ambito di una più generale
visione comparata dei diversi modelli ordinamentali, ha compiuto un'approfondita
indagine sull'istituto delle Agencies inglesi e sulla complessiva
funzione di regulation nel Regno Unito.
Cattaneo, partendo dall'esame delle
origini e dell'evoluzione storica del modello delle agencies,
analizza l'attività dei c.d. Regolatori e il ruolo da essi svolto
per garantire la libera concorrenza e il buon andamento del mercato.
L'illustre studioso si sofferma,in particolare, sull'attività di regolazione
nel settore delle public utilities (analizzando, per esempio,
i compiti della Civil aviation Authorities) e sulla regolazione
delle attività non economiche affidata, ad organismi dotati di particolare
indipendenza come la Commission for Racial Equality.
L'analisi di Cattaneo si fonda sul
presupposto che, come nel resto d'Europa, anche nel Regno Unito si
è avuto, negli ultimi anni, un frequente ricorso all'istituzione di
Autorità c.d. indipendenti.
In vero, in Gran Bretagna, alcuni
organismi connotati da caratteristiche simili a quelle presenti nelle
Indipendent Commissions statunitensi, esistevano già da tempo
e anzi la loro nascita risaliva, addirittura, alla prima metà dell'Ottocento.
Anche nel Regno britannico (come nel
resto dell'Europa) si è affermata la tendenza ad istituire organismi
di garanzia dotati di un peculiare status e di penetranti poteri
di vigilanza e controllo necessari per fare fronte ad esigenze particolari
di natura economica o sociale di recente emersione.
Infatti, anche in seguito alle sollecitazioni
provenienti dalle Istituzioni comunitarie, si è dato vita ad innovative
discipline normative di settore (es.concorrenza) che hanno consentito
il riallineamento del Regno Unito con gli altri Paesi europei nel
rispetto degli obiettivi di integrazione.
Il principale fattore caratterizzante
le Indipendent Authorities è appunto l'indipendenza.
Questo principio particolarmente diffuso a livello costituzionale
nel sistema italiano e in quello francese assume, secondo Cattaneo,
"un carattere non tecnico ma convenzionale".
Ma non si può non tener conto del
fatto che l'espressione indipendence trae origine da un contesto
giuridico e politico assai diverso da quello europeo, essendo nata
in una realtà particolare come quella statunitense nell'ambito della
quale "boards e Commissions" assumono una "posizione non tanto
indipendente quanto anomala - intermedia tra il Presidente e il Congresso"
che tenta di avvalersi di questi organismi neutri per "limitare il
potere dell'esecutivo".
Ma l'indipendenza che caratterizza
strutturalmente questi organismi, conferisce loro una straordinaria
autonomia decisionale, che distingue nettamente le strutture ministeriali
sottoposte all'indirizzo politico amministrativo del Governo (oltre
che ad un potere di nomina e revoca degli incarichi di vertice) dalle
Autorità indipendenti che assumono una fisionomia che le avvicina
volta a volta ad istituzioni normative-legislative o ad organi paragiurisdizionali.
Tale situazione da luogo, quindi,
al sostanziale superamento del principio della separazione dei poteri
come criterio organizzativo fondamentale dello Stato moderno.
Negli ultimi tempi si è fatta strada
una tesi in base alla quale "l'indipendenza nel suo significato più
autentico, decisamente non tecnico giuridico, vada intesa soprattutto
come possibilità di resistere alle pressioni dei partiti politici.
Cattaneo analizza, poi, l'istituto
dei Tribunals che, pur rappresentando un'altra categoria di
bodies distinti dalle agencies, presentano il carattere
dell'independence che si concretizza, innanzitutto, nel "divieto
al Ministro interessato di cercare di influenzarne l'attività, a pena
di invalidità della decisione assunta".
Tale carattere avvicina queste figure
alle tradizionali Autorità amministrative indipendenti; inoltre, ad
alcuni Tribunals, corpi amministrativi di decisione contenziosa"
sono state addirittura attribuite "funzioni di regulation del
tutto analoghe a quelle che vengono affidate alle Agencies,
anche se i primi vanno "presi in considerazione per le loro funzioni
più che per la loro appartenenza formale, e che, pertanto, vadano
identificati e garantiti non come parti dell'apparato amministrativo,
ma appunto, nell'esercizio di tali funzioni".
Altro aspetto su cui si sofferma l'autore
è quello relativo al programma Next Steps annunciato nel 1988.
"Tale programma si concretava nella costituzione di una serie di agencies
o Next Steps agencies , incaricate, di svolgere funzioni
indicate come proprie dal Central Government". Tali organismi
sono caratterizzati da una netta separazione tra politica e amministrazione.
Nel sistema giuridico inglese le Agencies
"godono, grazie ai rispettivi statutes, di una independence
maggiore rispetto alle altre". Appartengono a questa categoria di
istituzioni pubbliche diversi organismi caratterizzati da differenti
elementi fisionomici a seconda delle funzioni esercitate.
Per esempio, alcuni "prestano beni
o servizi in senso astratto, altre che sono advisory, come
il Senior Salary Review Board o di monitoraggio, come la qualità
Assurance Agency, sorta di watchdog sui servizi governativi.
Ma le più importanti Agencies sono quelle che esercitano funzioni
di regulation. L'attività di regulation non è stata
ancora del tutto chiarita. Infatti, secondo Cattaneo la funzione di
regulation non si "identifica con la emanazione di regulations,
tanto meno con la emanazione di quelle che possono assimilarsi ai
regolamenti o reglements del linguaggio italiano o francese".
Il concetto di regulation (regolazione)
ricomprende vari poteri e diverse attribuzioni sia di rule making,
sia di partecipazione all'attività di policy making, realizzate attraverso
i "codes of practice che la Commission of Racial Equality
invia al Parlamento e le recommendations che vengono inviate
al Ministro.
Ma l'attività di regulation
ingloba in sé anche funzioni di adjudication come nel caso
della Civil Aviation Authorities a cui spetta la concessione
di linee alle varie compagnie "che in concorrenza tra loro ne fanno
richiesta".
In conclusione le Autorità amministrative
indipendenti sono il portato di una più ampia evoluzione dei modelli
organizzativi delle pubbliche amministrazioni che negli ultimi anni
ha subito una forte spinta alla tecnicizzazione e alla introduzione
di logiche di tipo aziendali, ed è frutto di una tendenza alla spoliticizzazione
delle strutture burocratiche che si manifesta in modo multiforme.
Questo lo scenario istituzionale in cui si è sviluppato il fenomeno
delle Authorities a cui il testo di Silvano Labriola, attraverso
un'efficace disamina di alcuni dei tratti caratterizzanti di questi
originali organismi pubblici, fornisce un'interessante chiave interpretativa.
Il volume, quindi, rappresenta un
prezioso ausilio per la comprensione dei dati fisionomici che connotano
l'istituto delle Autorità indipendenti, uno dei più innovativi
ed affascinanti modelli organizzativi, adottati dal legislatore italiano
per disciplinare i rapporti dinamici tra i poteri pubblici e la complessa
realtà socioeconomica.